Il mercoledì, 10 giugno 2009 alle 17:36

Scritto da MemoriaGiusto
in *palestina, pace, israele, storia, memoria, discussione, diritto alla vita, tolleranza, democrazia, libertà, solidarietà, antirazzismo, libertà di espressione, libertà di informazione*

Al ritorno da Israele
 
 
Siamo da poco rientrati in Italia, dopo il viaggio in Israele con il quale la Presidenza della Regione Lazio ha premiato le scuole vincitrici del concorso Il percorso dei Giusti - La memoria del bene, patrimonio dell'umanità”.
 
Ciascuno di noi, durante la permanenza in Israele, ha avuto la netta sensazione di vivere non soltanto un’esperienza non comune, date le particolari circostanze con cui si è svolto il viaggio e gli accompagnatori d’eccezione, i Presidenti di Regione e Provincia , Piero Marrazzo e Nicola Zingaretti, Samuel Modiano , testimone oculare dell’olocausto, uscito vivo da Auschwitz, il dott. Di Segni, Rabbino capo di Roma, il dott. Carucci Viterbi , Preside delle scuole ebraiche di Roma , la dott.ssa Livia Genah , la dott. Silvia Miraglia e tanti altri, giornalisti  ed esponenti della comunità ebraica; ma abbiamo anche compreso che questa esperienza , al nostro ritorno, ci avrebbe chiamati ad un impegno concreto a sostegno e difesa di quei valori sui quali si fonda una società antirazzista e tollerante.
 
Eccoci perciò al lavoro per riorganizzare il nostro blog e per aprirlo alla riflessione e discussione sui grandi temi del presente.
Questo viaggio perciò se da una parte chiude una fase della nostra ricerca, dall’altra ne apre una nuova intorno alla quale vogliamo attestare il nostro impegno e riorganizzare il nostro lavoro di ricerca e comunicazione ripensando anche i nostri strumenti: CANALE e BLOG.   
 
Nel frattempo desideriamo pubblicare alcune considerazioni, nate spontaneamente e quasi di getto durante il volo che ci riportava da Tel Aviv a Roma, e che ci sembra  riassumano con efficacia le nostre impressioni e la direzione futura del nostro impegno.
 
Il filo rosso che ha cucito tutti i momenti del nostro viaggio è stata la memoria.
 
La prima immersione è avvenuta nel museo dello Yad Vashem, il memoriale delle vittime della Shoah:
Le immagini, i suoni, la ricostruzione di ambienti storici, gli oggetti, in un percorso magistrale che è una vera e propria calata nell' inferno, con il suo momento più toccante e doloroso nella sezione dedicata all’olocausto dei bambini.
Se ne esce sconvolti e indignati.
 
L’indignazione che interroga le coscienze sul male nella Storia che non è iscritto nelle cose, ma è generato dalla scelta di uomini e donne, che accettano acriticamente quella inversione dei valori, conseguenza del terrore e della propaganda dei totalitarismi, che porta a considerare buono e giusto ciò che è negazione del valore assoluto di ogni convivenza civile: la dignità dell’uomo (Bienati).
 
La domanda che ci ha accompagnato all’interno dello Yad Vashem è stata:
 
che cosa avrei fatto io in quelle circostanze?
 
che rimanda a quella:
 
che cosa faccio io oggi di fronte alle derive dell’intolleranza, della xenofobia e del razzismo?
 
C’è stata anche la memoria personale, dolorosa di Sami Modiano uscito vivo dall’inferno di Auschwitz-Birchenau.
Il racconto allo Yad Vashem della sua storia così straziante con il suo effetto catartico su tutti noi vale 1000 lezioni di storia o di etica.
 
Ogni luogo d’Israele trasuda memoria, anzi Israele è un groviglio di memoria: è un paese pieno di contrasti, è giovane e vecchio, è rigoglioso e desertico (Masada), ha monti e depressioni (il mar Morto è -400 sotto il livello del mare).
 
Ha 7,5 milioni di abitanti di cui 1,5 arabi musulmani. Ecco un altro contrasto che non è solo etnico e religioso, ma anche sociale, la popolazione araba è più povera, ma con tassi di crescita doppia di quella ebraica.
 
In questo paese ci sono i luoghi sacri delle tre religioni monoteiste: Ebraismo, Islamismo, Cristianesimo.
 
Anche la maggioranza ebraica è un crogiuolo di provenienze e di modi di interpretare la comune identità ebraica: si va da posizioni di laicismo radicale a quelle di un integralismo assoluto che si esprime nelle fogge degli abiti, ma anche nella frammentazione politica.
Diversità che, anche quando sfociano in conflitto, convivono o sono costrette a convivere insieme, a volte come separati in casa.
 
Il conflitto innominabile, ma latente, madre di tutte le contraddizioni israeliane è quello legato alla questione palestinese. Abbiamo notato la difficoltà e il fastidio delle guide nell’affrontare la questione, ma è presente nei militari in abiti civili che si muovono armati di fucili in mezzo alla gente o di scorta a gruppi di scolaresche in visita turistica (gli americani a Masada).
E’ presente nelle difficoltà a visitare i luoghi e monumenti islamici.
E’ presente nel conflitto nei territori occupati.
E’ l’altra faccia della medaglia che è lì, anche quando non si vede e che parla comunque anche attraverso i luoghi e le cose.
 
Gerusalemme, città piena di fascino, esprime bene questo groviglio: tradizione e modernità, atteggiamento compassato degli ebrei tradizionalisti e vitalità prorompente dei giovani che invadono il centro storico la notte.
 
La visione dell’al-Ḥaram al-ŠarÄ«f (il Nobile Santuario) per i musulmani o Har ha-Bayit (Monte del Tempio) per gli ebrei, con il “muro del pianto” con sullo sfondo le due moschee ( La Moschea o Cupola della Roccia e al-Masjid al-AqsÄ "moschea estrema") e la basilica del santo Sepolcro: Ebraismo, Islamismo, Cristianesimo, in un clima di tolleranza almeno delle cose, lancia un messaggio forte all’oggi e al domani.
 
I luoghi hanno più sensatezza delle persone che li abitano. Il tempo, saggio, fa da paciere a dispetto degli uomini e del loro arrogante fanatismo, miscela esplosiva per ogni conflitto.
Il tempo ha lasciato lì tutte le tracce di queste pretese assolute, e solo mettendole una accanto alle altre le ha relativizzate in una convivenza tollerante, spuntando le armi a tutte le guerre.
Ma questa lezione gli uomini non l’hanno ancora appresa!
 
La prospettiva futura del progetto
 
Ecco perché anche oggi abbiamo bisogno di giusti, dentro e fuori Israele, dentro e fuori Palestina, che contro i pregiudizi, i conformismi, gli avvelenamenti ideologici sappiano porsi in una ottica kantiana di “pace perpetua” che il vecchio filosofo dice essere un dovere morale fondato su un principio ancora attualissimo: quello del rispetto della dignità dell’uomo inteso come valore al di là di ogni differenza etnica, religiosa, culturale che si contrappone alla logica schmittiana amico/nemico su cui si regge la politica attuale.
 
I giusti del 21° secolo sono i portatori di pace (come li definisce il Presidente della Regione Lazio Marrazzo); chi ama Israele oggi deve impegnarsi per la pace, la pace perpetua dei vivi e non quella dei morti, e per farlo non può abbracciare un punto di vista esclusivo, bensì inclusivo e che ci impone, non di essere amici di Israele o di Palestina, ma di Israele e Palestina.
 
Sono questi valori che vogliamo continuare a testimoniare e che vorremmo portare anche in Palestina, in un viaggio parallelo che ci aiuti a scoprire l’altra faccia della medaglia con lo stesso amore e passione che ci ha portato in Israele.
 
Seguirà il materiale audio/video prodotto in Israele.
 
 

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Il mercoledì, 10 giugno 2009 alle 17:08

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, tolleranza, antirazzismo*

I lavori dei nostri compagni di viaggio
 
Questo viaggio ci ha inoltre permesso di entrare in contatto con le altre scuole vincitrici del concorso con le quali si sono creati rapporti di collaborazione e anche di amicizia. Abbiamo apprezzato i loro lavori e ci piace iniziare questo scambio pubblicando due piccoli capolavori del Istituto d’arte di Civitavecchia realizzati dalla classe V S.
Ecco come la loro insegnante e nostra collega, Elvira De Vico, li presenta:
 
Gli studenti hanno scelto di non rappresentare un tema così altamente drammatico attraverso le immagini dei Lager, ma di enfatizzare un messaggio di speranza verso quel futuro reso possibile proprio dall’opera dei Giusti.
    L’elaborato presentato è composto da una cartella di manufatti grafico-pittorici ispirati ad una frase sull’esistenza di 36 Giusti nel mondo, da una storia originale a fumetti anch’essa ispirata al tema dei Giusti , e da un’opera multimediale nella quale i ragazzi hanno lavorato su un versetto dei Salmi con originali composizioni realizzate al computer e con filmati di momenti nei quali, attraverso il gesto dello scrivere, hanno, a loro modo, interpretato tale versetto.

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Il mercoledì, 20 maggio 2009 alle 18:50

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, diritto alla vita, tolleranza, democrazia, libertà, solidarietà, antirazzismo, libertà di espressione*

Riportiamo con piacere lo stimolante commento del prof. Andrea Bienati* che ci suggerisce un preziosa indicazione di ulteriori svolgimenti al nostro lavoro, ancora più preziosa perché le questioni che egli solleva non rappresentano una disquisizione accademica, ma rimandano con forza all’attualità (il riemergere dell’intolleranza, della xenofobia, del razzismo sentimenti alimentati a volte da media superficiali e anche da scelte politiche – “pacchetto sicurezza”con le norme relative al fenomeno dell’immigrazione, i respingimenti degli immigrati , il monito dell’ ONU al governo italiano etc):
 
“… penso che l'avere insistito nell'indicare un esempio di micro storia con materiale "in presa diretta", affiancato da stralci di testi della c.d.macro storia, indichi la strada da percorrere per una ricerca che ancori le emozioni alle nozioni, risultando non sterile, ma capace di condurre a una riflessione matura.
 
 Sarebbe stato bello se si fosse posto maggiormente l'accento sulla difficoltà della "scelta del bene", inficiata dalle leggi che canonizzavano la "quotidianità del male". Penso che la banalità del male debba essere resa nota evidenziando l'opera di smantellamento sistematico del significato delle parole unanimemente accettate, che vengono riutilizzate dai gruppi "controculturali" come foriere di nuovi significati.
 
Penso sia utile ribadire che le parole stesse "etica",  "morale" non erano state cancellate nell'adempimento del crimine nazista (e fascista), ma erano "riempite" di nuovi significati attraverso l'uso sistematico della propaganda e della legge. Sarebbe interessante porre in evidenza come, nel sistema di valori sovvertiti dalla legislazione razzista, il "buon cittadino" non fosse chi oggi viene identificato come "giusto". Questa provocazione potrebbe aiutare a capire la difficoltà della scelta in un clima dove il sangue delle vittime sgorga dall'inchiostro di propaganda e leggi.
 
... la vostra meritevole opera possa essere uno strumento utile anche per rileggere la quotidianità e mostrare la difficoltà di alcune scelte capaci di tutelare la dignità umana, anche negli ambienti nei quali i pregiudizi sono a tale punto radicati da risultare regole comportamentali.”
 
*Andrea Bienati è dottore di Ricerca, collaboratore del dipartimento pubblicazioni del Museo di Auschwitz, membro del Gruppo di ricerca criminologica dell'Università Cattolica e docente di Sociologia dei processi culturali
 
 
 
 

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Introduzione

Il venerdì, 20 febbraio 2009 alle 10:45

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, tolleranza, antirazzismo*

Quando abbiamo deciso di partecipare al progetto promosso dalla Regione Lazio, Il percorso dei Giusti, la memoria del bene, patrimonio dell’umanità, ci siamo interrogati sul significato della memoria della Shoah, ma soprattutto sul come raccontarla per non cadere nel rischio di quella “banalizzazione”, con un effetto di assuefazione più che di sensibilizzazione, di cui aveva parlato Tony Judt:

“Al di là di quella banalità tristemente celebre di cui parlava Hannah Arendt - il male inquietante, normale, vicino, presente nel quotidiano nell'essere umano - c'è un'altra banalità: quella dell'abuso. A forza di vedere, dire o pensare troppe volte la stessa cosa si ottiene un effetto di atrofia: si finisce per desensibilizzare l'opinione pubblica nei confronti del male evocato con troppa insistenza. È da questa banalità - o «banalizzazione» - che dobbiamo difenderci oggi.

All'indomani del 1945, la generazione che ci ha preceduti ha in qualche modo rimosso il problema del male.

Ma la generazione che verrà dopo di noi rischia di rimuoverlo per la ragione opposta.

Come possiamo impedirlo?”

da Tony Judt, conferenza  del  30 novembre 2008, in Germania, dove è stato insignito del Premio Hannah Arendt.

Tale interrogativo ci ha accompagnato per tutto il percorso collettivo e ad esso abbiamo tentato di dare risposta attraverso questo blog e il canale di youtube Memoria di un giusto ad esso collegato, una modalità comunicativa versatile che appartiene alla nostra generazione.

Ben consapevoli della difficoltà di dar conto di problematiche che affaticano la riflessione da cinquanta anni e della provvisorietà di un qualsiasi discorso, su tale argomento vogliamo offrire, con il nostro piccolo contributo,  che non ha alcuna pretesa di esaustività, solo una serie di spunti  capaci di attivare il circolo virtuoso di una riflessione interessata e sempre aperta al confronto con nuovi soggetti partecipanti, ai contenuti che essi vi apporteranno.

Un altro rischio che vogliamo evitare è che la nostra riflessione si traduca in una metafisica della insondabilità del “male assoluto” staccata dalla carne viva vittima di questo male. Perciò abbiamo dato voce (Memoria di un giusto) alle donne e agli uomini forzati attori di questa tragedia, convinti che solo la microstoria può dare significato e piacere allo studio della grande storia, spesso percepita distante e asfittica, persa nell’anatomia degli eventi ridotti a mera quantità e contabilità, e non più capace di insegnarci qualcosa.

In questa ottica abbiamo deciso di dare voce ad una famiglia , quella di Otello Guidi,  che a Roma, nel periodo tragico della Persecuzione dei diritti e delle vite di italiani Ebrei, diede ascolto alla sua coscienza, cosa ancor più encomiabile in un periodo di ottundimento delle coscienze ad opera di un potere totalitario.

Otello Guidi è stato riconosciuto Giusto tra le Nazioni l’11 ottobre 2007 con una cerimonia ufficiale. Nel raccontare la sua storia abbiamo incontrato quella che Hanna Arendt chiama la banalità del male e che ben riassumono le parole di Minazzi, che pensiamo valgano anche per gli italiani:

 

I Tedeschi uccisero cinque milioni di Ebrei. Il massacro non si generò dal nulla; poté essere perpetrato in quanto ebbe un significato per coloro che ne furono gli esecutori. Non si trattò di una strategia limitata che poteva condurre ad altri fini, ma di un'impresa, di un evento sentito come una Erlebnisuna "esperienza" vissuta passo dopo passo da coloro che vi hanno preso parte.

I burocrati tedeschi, che con la loro competenza contribuirono alla distruzione degli Ebrei, furono tutti parte integrante dell' Erlebnis, gli uni si incaricarono della parte tecnica – redigere un decreto o organizzare un convoglio –, gli altri si appostarono con fermezza alla porta di una camera a gas. Potevano percepire l'enormità dell'operazione fin dai ranghi più bassi. In ogni stadio del processo, diedero prova di stupefacenti talenti da pionieri in assenza di direttive, di coerenza nelle attività, quando mancava un'organizzazione giuridica, di una comprensione fondamentale del compito che dovevano eseguire, nel momento in cui non venivano date comunicazioni esplicite. Quando Reinhard Heydrich e gli Staatssekretäre si riunirono, il mattino del 20 gennaio 1942, per discutere della "soluzione finale della questione ebraica in Europa", tutti si compresero.

Il progetto, considerato nel suo insieme, sembrava, retrospettivamente, un mosaico di piccoli frammenti, ognuno poco importante e banale. Questa successione di attività ordinarie, note, memorandum e telegrammi, azioni solidamente impiantate nell'abitudine, nella routine e nella tradizione, si trasformarono in un processo di distruzione in massa. Individui assolutamente comuni avrebbero svolto compiti straordinari. Una falange di funzionari, negli uffici dello Stato e in quelli di imprese private, lavorarono [sic!] per raggiungere il fine ultimo”.

da Fabio Minazzi , Filosofia della Shoah, Giuntina ,2006

A questo processo di disumanizzazione altri uomini si sottrassero e quando anche

Dio restò muto […] i miracoli che accaddero furono unicamente opera di uomini: le azioni di questi giusti, appartenenti ad altri popoli che , in modo isolato e sovente sconosciuto, accettarono l’estremo sacrificio per salvare, alleviare, se non erano  in grado di fare altro, condividere la sorte di Israele.”

da Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz. Una voce ebraica, Il Melangolo, Genova 1997, pag. 35

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Collotti e Sarfatti

Il venerdì, 20 febbraio 2009 alle 10:21

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, tolleranza, antirazzismo*

Il racconto delle figlie di Otello Guidi (cattolico) e Lella Tedesco (ebrea), delle vicende dolorose dei loro genitori al tempo delle leggi razziali, hanno suscitato una serie di interrogativi:

Ø   Quando e come gli ebrei italiani ottennero l’eguaglianza dei diritti civili e politici?

Ø   Tra ‘800 e novecento l’Italia fa eccezione in Europa all’affermarsi della ideologia razzista?

Ø   La legislazione razzista del fascismo contro gli ebrei è un fatto accidentale estraneo al tessuto socio-culturale dell’Italia?

Ø   L’antisemitismo italiano è il prezzo pagato alla alleanza dell’Italia fascista con la Germania nazista o ha una sua autonoma genesi e sviluppo?

Ø   Quanti erano gli ebrei in Italia?

Ø   L’antisemitismo è parte integrante dell’ideologia di Mussolini e del fascismo?

Ø   Come si attuò la persecuzione dei diritti degli ebrei?

Ø   Come si passò alla persecuzione delle vite e quale ruolo ebbe il fascismo dopo il 1943?

Ø   Qual è il contributo degli italiani ebrei alla Shoah?                                  

Ø  Come reagì la società italiana alle leggi razziali, pur tenendo conto dell’opera di desertificazione di ogni forma di espressione attuata dal fascismo?

 

Da questi interrogativi ha preso il via la nostra ricerca.

I documenti e i testi che abbiamo ritenuto interessanti e utili li mettiamo a disposizione in questo blog.

Tra questi vogliamo richiamare la vostra attenzione su “Il primo e secondo libro del fascista”, una summa dell’ideologia razziale e razzista del fascismo ad uso dell’indottrinamento della G.I.L. ( Gioventù Italiana del Littorio)

Due testi storiografici in particolar modo ci hanno aiutato a ricostruire il più generale contesto entro cui si è svolta la storia dei nostri personaggi:

Ø Collotti, Il fascismo e gli ebrei, le leggi razziali in Italia, Laterza, (2003)

Ø Michele Sarfatti, La Shoah in Italia, La persecuzione degli ebrei sotto il fascismo, Einaudi, (2005).

Abbiamo utilizzato Collotti per chiarirci alcuni nodi:

 

Ø l'equiparazione degli ebrei agli altri cittadini nei diritti civili e politici

Ø il riemergere con forza dell’antigiudaismo di stampo religioso nella chiesa cattolica nell’ultimo ‘800

Ø la coniugazione dell’antigiudaismo con l’antisemitismo a fondamento biologico, che tra ‘800 e ‘900 si afferma in tutta Europa

Ø l’affermarsi del movimento politico ebraico del sionismo

Ø l’affermarsi del nazionalismo (ideologia dominate nell’età dell’imperialismo)   come veicolo dell’antisemitismo

Ø l’affermarsi del razzismo e di un primo corpo normativo a contenuto razziale nel contesto della politica coloniale del fascismo

Ø il ruolo della Chiesa cattolica nell’affermazione dell’ideologia razzista

Ø il ruolo della scienza nell’affermazione dell’ideologia razzista

 

Abbiamo utilizzato Sarfatti per chiarirci i seguenti nodi:

 

Ø Il peso gli ebrei nella società italiana

Ø La natura del razzismo e dell’antisemitismo di Mussolini e del fascismo

Ø Quando, come e perché matura in Mussolini e nel Pnf la politica di persecuzione dei diritti

Ø I contenuti delle leggi razziali, la loro applicazione e gli effetti sulla comunità ebraica

Ø Gli ebrei e la resistenza al nazifascismo

Ø Il consenso, l’indifferenza, l’opposizione alle leggi razziali

ØLa partecipazione di Mussolini e del rinato Partito fascista repubblicano (15 settembre 1943) alla Shoah

Ø I numeri della Shoah

Ø La solidarietà e l’avversione agli ebrei durante la persecuzione delle vite

 

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La difesa della razza

Il venerdì, 20 febbraio 2009 alle 10:00

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, tolleranza, antirazzismo*

 

L a Difesa della Razza
La propaganda razzista del fascismo

 

La politica razziale e razzista del fascismo ha una gestazione e uno sviluppo autonomi; se fu ulteriormente stimolata dalla politica razziale della Germania (fino a coniugarsi con essa dopo il 1943) non fu da questa imposta. Il razzismo trovò un terreno di coltura nel nazionalismo, ideologia dominante dell’età dell’imperialismo, e insieme a questo divenne la giustificazione ideologica del colonialismo. È proprio dentro la politica coloniale che in Italia emerse una politica razziale  e l’ideologia razzista che ebbe come bersaglio le popolazioni coloniali della  Libia e dell’ A.O.I (Africa orientale italiana) preparando la strada alle leggi razziali del ‘38 contro gli ebrei. A Trieste il 18 settembre 1938-XVI Così si esprimeva Mussolini:

 

« Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all'improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. E' in relazione con la conquista dell'Impero: perché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno. »( Il primo  e secondo libro del fascista  p. 131)

 

 

è un razzismo quello italiano non all’acqua di rose, ma funzionale alla volontà

totalitaria del fascismo cresciuta nei secondi anni ’30 con l’ambizioso obiettivo mussoliniano di realizzare un modelle diitaliano nuovo.       

La decisione mussoliniana di adottare in Italia una per­secuzione antiebraica a carattere generalizzato e rigoro­so venne presa nonostante nel Paese mancasse un acceso antiebraismo di impronta nazionale-etnica, presente in­vece in varie regioni centro-orientali del continente, e mancasse anche un partito storicamente (e pubblica­mente) antisemita. La decisione quindi ebbe per oggetto anche l'eliminazione o il superamento di tali carenze.

Va peraltro tenuto presente che proprio la loro esi­stenza ha reso possibile il germinare postbellico di in­terpretazioni della svolta sempliciotte o negazioniste, quali 'Mussolini comunque non era antisemita', 'Mus­solini non voleva e fu costretto da Hitler', 'le leggi va­rate furono lievi', 'vennero varate ma non vennero ap­plicate' eccetera. Ma su ciò non merita soffermarsi.

I dati storici consentono di affermare che la deci­sione di perseguitare gli ebrei, sebbene fosse interrela­ta con le altre linee di azione del governo (processo di alleanza con la Germania nazista, sviluppo di una po­litica razzistica indirizzata soprattutto contro gli afri­cani, i neri e il «meticciato», costruzione di una «di­gnità imperiale» e di un «carattere fascista» collettivi, strutturazione del totalitarismo, ecc.), costituì un'azio­ne autonoma, attinente alla politica interna e non a quella estera, con motivazioni riconducibili alla cresci­ta dell'antiebraismo nel paese, nel gruppo dirigente e in Benito Mussolini, anche a seguito dell'autonomia mostrata in più occasioni dagli ebrei. (Michele Sarfatti, La  Shoah in Italia, Einaudi  p.77)

L'investimento propagandistico nella campagna razziale fu una componente di primo piano dell'intera operazione, (...). Al di là di quella che fu la capillarità della campagna diffu­sa attraverso la stampa quotidiana, di carattere nazionale come di quella periferica, il regime varò anche una serie di organi specializ­zati nella specifica caccia agli ebrei. Al di là delle testate tradiziona­li («Vita italiana», «Giornalissimo») l'organo più diffuso fu certa­mente il quindicinale «La difesa della razza», il cui primo numero uscì il 5 agosto del 1938, sotto la direzione di Telesio Interlandi, se­gretario di redazione Giorgio Almirante. Il carattere ufficioso di questa pubblicazione, cui collaborarono molti autori della stampa fascista e i più noti scrittori antisemiti, fu sottolineato dallo stesso mi­nistro dell'Educazione nazionale Bottai, che ne raccomandò con ap­posita circolare la diffusione in ogni ordine di scuole, dalle elemen­tari all'università e che convalidò per questa via il carattere capillare che si intendeva dare alla diffusione delle parole d'ordine e dei miti razzisti usando proprio i canali delle istituzioni scolastiche e degli en­tusiasmi giovanili. (Collotti, Il fascismo e gli ebrei  Editori Laterza  p.64)

 

I documenti qui riportati indicano l’impegno e l’investimento politico e culturare del fascismo, in coerenza con la sua ideologia totalitaria, per la penetrazione e   affermazione di una mentalità razzista ( vd. Fabio Minazzi , La filosofia della Shoah, 5   Il razzismo fascista e i suoi nessi con la cultura italiana )

 

 

Doc.1 -Copertina della rivista La difesa della razza  anno I,  n. 6 del 20  ottobre XVI.

È interessante la decodificazione della simbologia dell’immagine in copertina.                                

 

Doc.2 -Dichiarazione sulla razza del Gran consiglio del fascismo 6 ottobre 1938. Rappresentano le direttive generali che ispirarono tutta la legislazione antiebraica del fascismo.

 

Doc. 3 e 4 -Tavole riassuntive dei dati del censimento/schedatura degli  ebrei   nel 1938.

(..) l'attuazione del censi­mento degli ebrei effettuato a partire dal 22 agosto 1938 allo scopo di contare (ma di fatto soprattutto di schedare) il numero degli ebrei che si trovavano in Italia, come presupposto per l'emanazione di una speciale normativa. Il censimento fu preannunciato sin dal 5 agosto; suo scopo non era una astratta operazione conoscitiva, ma come è stato scritto, «gli ebrei d'Italia vennero accuratamente individuati, contati, schedati» (Sarfatti).

Non quindi una operazione politico-amministrativa neutrale, ma una operazione destinata a precostituire il campo di intervento e i soggetti nei cui confronti avrebbe dovuto scattare il provvedimento persecutorio. (Collotti, Op. cit. p. 65)

Doc.5 -Luigi Castaldi, Omogeneità della razza italiana.

Uno dei tanti articoli di propaganda razzista che trovò molti adepti tra le scienze sociali e mediche.

Doc. 6 -Copertina della rivista La difesa della razza  anno II,  n. 11 del 20 novembre XVII. Anche qui la scelta delle immagini non è casuale.

Doc. 7 -Efficace sintesi e semplificazione per immagini a fumetto, con finalità di comunicazione e propaganda, delle  ordinanze del Gran consiglio del fascismo del 6 ottobre 1938.

Doc.8 -Da Il primo e secondo libro del fascista libro II.

Sintetico manuale della dottrina fascista, fu scritto dal P.N.F. (Partito Nazionale Fascista) per i giovani della G.I.L.1 (Gioventù Italiana del Littorio) quale (...) guida necessaria per la cultura  dello spirito come per i quotidiani rapporti dell’esistenza (Prefazione al testo). È un documento che rivela l’impegno profuso dal fascismo nella formazione razzista dei giovani. (...) gli studi più recenti stanno mettendo in evidenza l'importanza che nella campagna per la razza fu attribuita alle organizzazioni giovanili del Partito  fascista, allo scopo di ali­mentare una leva della popolazione interamente imbevuta del nuo­vo credo razzista. (Collotti, Op. cit. p. 64). La struttura catechistica: domande e risposte brevi, lo rendeva accessibile anche ai più piccoli. Scritto tra il 1939-’40 e pubblicato tra il 1940-’41 XIX anno dell’era fascista, comprende 2 libri: il I è una cronistoria delle gesta di Mussolini e del fascismo, il II è interamente riservato alla dottrina fascista della razza.

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Conclusione

Il venerdì, 20 febbraio 2009 alle 09:54

Scritto da MemoriaGiusto
in *storia, memoria, discussione, tolleranza, antirazzismo*

offriamo alcuni spunti di riflessione

 

Mantenere vivo il ricordo degli avvenimenti che hanno coinvolto gli Ebrei ( e non solo)  durante la seconda guerra mondiale non deve ridursi a semplice riflesso di una curiosità antiquaria, o  a prevedibile gesto di una liturgia della memoria, ma  deve essere qualcosa di essenziale.

Pensare che l’antisemitismo sia un fenomeno debellato e il riprodursi delle stesse situazioni che hanno insanguinato l’Europa sia impossibile, significa illudersi, non solo sugli altri ma su noi stessi (ha scritto Elias Canetti: «Anch’io, come tutti, ho avuto i miei ebrei»).

L’antisemitismo, infatti, serpeggia ancora nel mondo e, sebbene sia vietata dalla legge ogni manifestazione razzista, si deve ammettere che non sono pochi i gruppi che ostentano tuttora comportamenti in questo senso. Per non parlare di chi, dall’alto di cattedre universitarie o di riviste specializzate nega o ridimensiona l’esistenza dei campi di concentramento e il massacro che vi si consumò. Tali “negazionisti”, uniti ad altri che ritengono  la Shoah

http://www.americacallsitaly.org/politica/negazionismo%20shoa.htm

http://www.pavonerisorse.to.it/storia900/strumenti/negazionismo.htm

una “semplice” conseguenza della guerra, rappresentano un tangibile esempio del disinteresse e dell’allontanamento, che potrebbero diventare collettivi, da questi avvenimenti. (si veda il recente intervento di Papa benedetto XVI )

Benché alcuni pensino che conoscere quanto è avvenuto ad Auschwitz possa impedire il riprodursi di fatti analoghi (secondo Hegel «chi non conosce la storia è condannato a ripeterla»), le recenti vicende (è sufficiente ricordare il genocidio in Rwanda) non confermano tale ottimistica pretesa.

E neppure il convincimento diffuso che bene e male siano due entità separate e che l’essere buoni o cattivi dipenda da una predisposizione naturale può garantirci dal pericolo che le atrocità  compiute durante il secondo conflitto mondiale si ripetano.

Come ha dimostrato in un recente studio il prof. Philip Zimbardo ( P.Zimbardo , L’effetto Lucifero, Cortina Editore,2008) nessuno di noi può escludere  , pur ritenendosi, in buona fede, “buono”, di trasformarsi in poco tempo in un crudele carnefice, autore di quelle stesse atrocità che, lette nei resoconti storici, lo fanno inorridire .

Ha scritto Bauman:

Le vittime di Eichmann erano “persone come noi”. Ma lo erano (terribile idea) anche molti dei loro as­sassini, esecutori agli ordini di Eichmann: e Eich­mann? Entrambe queste idee grondano paura. Ma mentre la prima è un richiamo all’azione, la seconda ci blocca e ci rende inabili, sussurrandoci nell’orec­chio che resistere al male è impresa vana. Forse è questo il motivo per cui ci opponiamo così strenua­mente a quel secondo pensiero. Una sola paura è realmente e disperatamente insopportabile: la paura dell’invincibilità del male.( Bauman,Paura liquida,Laterza 2008,p.85)

E’ una  facile via di fuga definire mostruoso ciò che ci fa inorridire, o chiamare mostri gli assassini , i carnefici, i violentatori. Ognuno di noi , come ha dimostrato l’esperimento condotto da Zimbardo nel carcere di Stanford (dove alcuni studenti accettarono di fare la parte delle guardie e altri quella dei detenuti), per effetto del «sistema di appartenenza» o per le «situazioni» in cui si viene a trovare, può diventare, indipendentemente dalla sua indole, un criminale, capace di compiere azioni che, fuori dal sistema di appartenenza o dalla situazione concreta, lo farebbero inorridire.

La pratica del male o, come la definisce Zimbardo «l’effetto Lucifero», non è una prerogativa di un’indole piuttosto che di un’altra (come ritiene la psicologia, che a sua insaputa ha ereditato lo schema religioso che distingue i buoni dai cattivi), ma è la prerogativa di tutti che, a partire da una «struttura di appartenenza» (una fede, un’ideologia, un apparato aziendale) e da una «situazione concreta» in cui ci si trova a operare (in un gioco vero o simulato di tutori dell’ordine e criminali, o in una guerra che vede contrapposti in nostri ai nemici) chiunque, anche il più buono fra noi, è portato a compiere i crimini più orrendi. ( basta pensare agli orrori compiuti nel carcere di Abu Ghraib)

La memoria di Auschwitz serve allora per far maturare in noi la coscienza di ciò che possiamo diventare e accresce al tempo stesso la nostra capacità di essere sentinelle del presente.

Attraverso questa memoria e la coscienza che ne deriva impareremo a “resistere” ogni volta che un  sistema di appartenenza o una situazione concreta ci chiederanno di compiere quelle azioni. Impareremo a scegliere .

Lo studio degli avvenimenti che hanno coinvolto gli Ebrei ci insegna a mettere  in discussione il funzionamento dello Stato moderno: la deportazione degli Ebrei e la loro eliminazione non sarebbero state possibili senza la complicità di molti; il ricordo dell’inerzia e dell’indifferenza di molti , anche delle grandi nazioni, di fronte alla sorte toccata a milioni di persone è un momento decisivo della riflessione su questi fatti.

La storia di Otello Guidi e di quanti , come lui hanno saputo scegliere e opporsi al sistema di appartenenza,  ci mostra il volto di un eroismo che non è fatto di grandi gesta, ma coincide con la forza morale della resistenza e , se necessario, delle disubbidienza.

Il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza;

il contrario della vita  non è la morte, ma l’indifferenza.

Qualsiasi cosa scegliate, non siate indifferenti.                                                                                                                                           Elie Wiesel

                                                                                                              

Durante gli anni in cui si scatenò la furia di Auschwitz Dio restò muto. I miracoli che accaddero furono unicamente opera di uomini: le azioni di questi giusti, appartenenti ad altri popoli che , in modo isolato e sovente sconosciuto, accettarono l’estremo sacrificio per salvare, alleviare, se non erano  in grado di fare altro, condividere la sorte di Israele.

(Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Aschwitz.Una voce ebraica,Il Melangolo Genova 1997 pag. 35)

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Magritte, La Memoria 1947

 

Un’immagine estatica, fulminante di metafisica bellezza.

Volto pietrificato, occhi chiusi, labbra con un accenno di sorriso

che evoca un sereno distacco, mentre la macchia rossa sul volto

“ci pone alla mente quella realtà assente” (Husserl) che diviene

memoria, viva, sanguinante.

Alla memoria pietrificata io contrappongo quella sanguinante da ferite non

rimarginate, che infligge alla coscienza la dannazione del ricordo come unica

strada verso tutte le future salvezze.     

 

Memoria è l’”essere del non essere”.

 

Le anime, racconta Platone ne “La Repubblica” sono costrette a inchinarsi davanti ad Ananke (Necessità) prima di bere l’acqua del Lethe (dimenticanza)divenendo anime incarnate, vita reale la cui essenza rinasce solo attraverso il ricordare, che è conoscere, vita costituente il tempo attraverso il circolo perfetto del senso della vita, che lega, nel presente vivo del ricordo,il passato al futuro.    

 

Ecco perché ricordare:

2 febbraio 2009. Un indiano bruciato vivo a Nettuno da tre ragazzi!

La banalità del male di oggi richiama la banalità del male di ieri:

ieri illumina oggi!

 

Perché la brutalità diviene stile di vita?

Perché si fa ideologia!

 

Quando qualcuno, quale che sia il suo interesse, gli dà forza di senso comune attraverso un uso criminogeno dei mas media, il male si fa banale.

 

Ricordare è il più potente vaccino contro la banalità del male.         

 

        

 

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Memoria di un Giusto

In memoria di Otello Guidi , un giusto tra le Nazioni. Questo blog, collegato al canale di YouTube(www.youtube.com/user/memoriadiungiusto), è nato con una triplice finalità: coltivare la memoria storica della Shoah attraverso la ricostruzione della vicenda di Otello Guidi; dare alla grande storia, che spesso si risolve in fredda contabilità, la dimensione di quelle esperienze umane che sole possono trasmetterci la memoria del bene, “patrimonio dell’umanitàâ€; attivare una riflessione capace di tradurre questa memoria nella pratica di una cittadinanza attiva, antirazzista e tollerante.

Chi sono

Utente: MemoriaGiusto
Nome: Progetto Memoria di un Giusto
Questo BLOG e il CANALE ad esso collegato www.youtube.com/user/memoriadiungiusto sono stati realizzati da un gruppo di studenti: Valerio Coladonato, Maria Chiara Cucciniello, Valentina De Amicis, Costanza Fileccia, Chiara Guadagno, Silvia Michellini, Luca Pellegrini, Gianluca Ramaccia,Francesca Ricci, Elena Ugolini, coordinati dai docenti: Luisella Matteini, Giuseppe Andreocci del Liceo Scientifico Statale "Stanislao Cannizzaro†di Roma. Questo lavoro è risultato uno dei quattro vincitori del concorso: “Il Percorso dei Giusti - la memoria del bene patrimonio dell’umanitàâ€, indetto dalla Presidenza della Regione Lazio insieme all’Assessorato all’Istruzione.

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